Contratto indeterminato 2018: tutte le novità in arrivo nel nuovo anno

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L’attuale contratto a tempo indeterminato è nato dalle ceneri del vecchio contratto senza scadenza. La nuova tipologia contrattuale è stata introdotta con la Riforma del Lavoro (il famoso Jobs Act del passato Governo Renzi) e ha acquisito validità a partire dal 7 marzo del 2015.

Con il Jobs Act sono stati eliminati ben 40 tipi di contratto (ad esempio i co.co.pro.) ed è stata inserita la possibilità da parte dei dipendenti di avere il TFR (trattamento di fine rapporto) in busta paga.

Contratto indeterminato 2018: opinioni discordanti

La Legge di Stabilità del 2015 ha stabilito la creazione di un contratto a tempo indeterminato definito “a tutele crescenti”. Questa tipologia contrattuale, secondo l’ex premier Renzi, avrebbe dovuto assicurare benefici sia per il datore di lavoro sia per i lavoratori.

Su quest’ultimo punto non sono stati però d’accordo i sindacati e l’opinione pubblica che hanno espresso numerose critiche. Le considerazioni negative sono nate dal fatto che analizzando bene le caratteristiche di questi contratti, pare che a essere favorite siano solamente le aziende.

A tal proposito, particolare è stata anche la dichiarazione fatta da Renzi stesso nel suo libro “Avanti”:

«Il Jobs Act non è la soluzione a tutti i problemi ma garantisce più diritti e più semplicità. Anche una maggiore semplicità di licenziamento per l’imprenditore, è vero, che però si traduce in una maggiore libertà di assunzione».

Contratto indeterminato 2018: come funziona?

Il contratto a tutele crescenti ha le seguenti caratteristiche:

  • per agevolare i datori di lavoro ad assumere, il contratto assicura una consistente agevolazione fiscale per i primi tre anni del rapporto lavorativo;
  • a differenza del vecchio indeterminato, il datore di lavoro può licenziare un dipendente con più facilità.

Allora cosa cambia in caso di licenziamento? Vediamo le varie ipotesi:

  • licenziamenti discriminatori, nulli o intimati in forma orale (art. 2 del D.lgs. 23/2015). C’è la possibilità di reintegro e risarcimento danni nel caso in cui l’illegittimità del licenziamento sia grave (ad esempio quando una donna si sposa e c’è la possibilità che un giorno possa diventare madre), nel caso in cui il licenziamento sia intimato oralmente e quando il giudice stabilisce giustificazioni carenti da parte del datore di lavoro.
  • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo e per giusta causa (art. 3 del D.lgs. 23/2015). In questi casi è previsto, in assenza di legittimità, un indennizzo economico legato al totale degli anni di servizio. L’indennità che dovrà essere pagata dall’impresa non è soggetta a contribuzione previdenziale. Il TFR si calcola moltiplicando due mensilità (l’importo è dell’ultima utile) per ogni anno di servizio (non meno di 4 e non più di 24 mesi).

Contratto indeterminato agevolazioni

Nel 2018 le agevolazioni per i contratti a tutela crescente possono essere richieste dalle aziende che assumono lavoratori under 35 nella misura del 50% dei contributi previdenziali a carico dell’impresa. L’importo massimo è di 3.000 euro annui per un periodo massimo di 36 mesi (commi da 100 a 108 e 893 della legge n. 205/2017). L’esonero contributivo è totale sia per il fattore età, sia se le aziende assumono personale residente nelle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna.

Dati 2017

Dai bilanci dell’anno appena passato è emerso che il numero dei contratti a tempo indeterminato è cresciuto in particolare nelle regioni del Nord, al Centro e al Sud, invece, hanno avuto la meglio le assunzioni a tempo determinato.