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Il 12 dicembre la piazza torna protagonista: la Cgil dice no alla Manovra, tra diritti e incertezze in Friuli

Il 12 dicembre si annuncia come una giornata cruciale per il panorama socio-economico italiano, e di riflesso anche per il nostro Friuli. La Cgil ha proclamato uno sciopero generale che vedrà migliaia di lavoratori scendere in piazza in tutta Italia. Al centro della protesta, ancora una volta, la Legge di Bilancio, definita dalla confederazione “ingiusta” e insufficiente a rispondere alle esigenze di lavoratrici e lavoratori, pensionati e cittadini.

Ma cosa significa realmente questa mobilitazione per noi, qui in Friuli? Non è solo un appuntamento sindacale, è un termometro del disagio che attraversa ampi strati della società. La Cgil, con questa azione, intende non solo manifestare dissenso, ma anche proporre un modello di sviluppo diverso, che metta al centro il lavoro, la giustizia sociale e la tutela dei diritti.

Le ragioni dello sciopero sono molteplici e toccano corde sensibili anche nella nostra regione. Si parla di salari che non tengono il passo con l’inflazione, di precarietà sempre più diffusa, di una sanità pubblica sotto pressione e di un sistema pensionistico che necessita di riforme e non di tagli indiscriminati. In Friuli Venezia Giulia, pur con le nostre specificità, queste problematiche non sono meno sentite. Anzi, in settori chiave come il manifatturiero, il terziario e il pubblico impiego, le criticità emergono con forza, tra crisi aziendali, difficoltà di reperimento di personale qualificato e una crescente sensazione di incertezza sul futuro.

La Legge di Bilancio sotto la lente: cosa c’è in gioco

Analizzando la posizione della Cgil, la critica principale alla Legge di Bilancio si concentra su una serie di punti chiave. Innanzitutto, la confederazione contesta l’insufficienza degli interventi volti a contrastare la perdita di potere d’acquisto dei salari. L’aumento del costo della vita, trainato dall’inflazione, sta erodendo il potere d’acquisto delle famiglie, e le misure previste nella Manovra non sembrerebbero adeguate a invertire questa tendenza, o almeno non per tutti. Si chiede un taglio più incisivo al cuneo fiscale, ma soprattutto una distribuzione più equa del carico fiscale, che non gravi eccessivamente sui lavoratori dipendenti e sui pensionati.

Un altro fronte di contestazione riguarda la sanità. In Friuli, come nel resto d’Italia, i tempi di attesa per visite specialistiche e interventi chirurgici sono spesso insostenibili, e la carenza di personale medico e infermieristico è un problema strutturale. La Cgil sostiene che la Legge di Bilancio non stanzia risorse sufficienti per rilanciare la sanità pubblica, mettendo a rischio il diritto alla salute per tutti i cittadini. La necessità di investire seriamente nel servizio sanitario regionale, potenziando le strutture e assumendo nuovo personale, è un’istanza che emerge con forza anche dalle piazze friulane.

Non meno importante è la questione delle pensioni. La Cgil critica l’assenza di una riforma strutturale che garantisca un futuro dignitoso ai pensionati di oggi e di domani, chiedendo invece interventi che vadano nella direzione di una maggiore flessibilità in uscita e di una valorizzazione delle pensioni più basse. Per i lavoratori friulani prossimi alla pensione, queste incertezze si traducono in preoccupazioni concrete sul loro futuro economico.

Infine, il tema della sicurezza sul lavoro. Le statistiche sugli infortuni e sui decessi sul lavoro continuano a essere drammatiche, e la Cgil chiede un impegno maggiore da parte del Governo per rafforzare i controlli, prevenire i rischi e formare adeguatamente i lavoratori. Un tema, questo, purtroppo sempre attuale anche nelle nostre zone industriali e artigianali, dove la sicurezza non può mai essere data per scontata.

Lo sciopero del 12 dicembre, dunque, non è un semplice atto di protesta, ma un segnale forte e chiaro. È un invito a riflettere sul modello di società che vogliamo costruire, sul ruolo del lavoro e sulla tutela dei diritti fondamentali. Per il Friuli, partecipare a questa mobilitazione significa far sentire la propria voce e contribuire a un dibattito necessario per il futuro del nostro territorio e del nostro Paese.

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